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La tomba di Antigone

Note di regia

Diversamente dal testo di Sofocle nel testo della Zambrano la tomba diventa per Antigone una possibilità per ridarsi la vita. Quella che le negarono gli eventi, il padre, la madre, i fratelli, il re. Nel luogo del silenzio lontana dalle cose accadute e che accadono fuori dal perimetro in cui è rinchiusa, forte della sua solitudine, certa di subire un'ingiustizia umana, Antigone ascolta le ragioni del suo cuore in conflitto e cerca perdendola e ritrovandola, passo dopo passo quella luce interiore, che le consentirà di raggiungere la verità del suo essere lì, oltre le leggi della città, le ragioni di tutte le guerre, il potere arrogante. Può così far rinascere innocenza e coscienza, comprendere i sogni premonitori, ridare forza a pulsioni e desideri. La regia ha ridotto il testo di un'ora ricreando l'ossatura drammaturgica di cui il testo, scritto per altre finalità, era mancante. Così Antigone ci giunge col battito del suo cuore forte e fragile come quello dell'adolescente, dell'adulta o di chiunque un giorno comprenda che tutto il mondo che è dentro di sé chiede di essere riconosciuto e amato. Il pubblico a fine spettacolo si trattiene spontaneamente, a volte a lungo. Ma su questa Antigone Maria Inversi, che intende il teatro come evento popolare e d'incontro empatico con tutte le differenze, ha lavorato per oltre otto anni. Solo oggi tale lavoro lo intende ultimato.

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