Dal saggio di Maria Inversi, p. 83-108

L'io frantumato del narratore Duras. Un allestimento teatrale

Il tratto peculiare della scrittura durassiana è la narrazione, anche quando affronta il linguaggio drammaturgico e tatrale o cinematografico. Si pensi alla sceneggiatura per Hiroshima mon amour di Alain Resnais, che procede per immagini e azioni sostenute da voci che narrano e dove il pubblico è chiamato a guardare e a porsi in ascolto , in una tensione diversa dal vedere e udire di un film tradizionale. In un incontro con Godard a casa sua, avvenuto il 2 dicembre 1987, Duras dichiara: "I miei film sono dei libri... nei miei film nessuno parla, ci sono solo voci". Nella pièce Suzanna Andler , per esempio, rinunciando alla psicologia del personaggio ed effettuando un'operazione opposta alla maggioranza dei testi teatrali contemporanei, Duras obbliga chiunque si accinga ad affrontare il testo a un percorso teso alla decodificazione delle sue indicazioni didascaliche, che assumono lo stesso valore di un tratteggio psicologico del personaggio e che vengono collocate, ancora una volta, in una condizione di tempo e di spazio caratteristici della sua scrittura. Duras scrive, nelle note per La maladie de la mort : "Perdersi nel teatro come nel tempo", un tempo che non è reale ma virtuale, condizione assoluta della forma spettacolare teatrale e che riguarda sia il drammaturgo che lo spettatore. In Suzanna Andler Duras indica con puntiglio ossessivo le differenze di pause e dunque di tempo: "pausa", "espansione", "grande pausa", "pausa lunga", "pausa abbastanza lunga", "pausa, silenzio", "non dà risposta, pausa" oppure ne evidenzia la personalità eccedendo con gli aggettivi attraverso cui opererebbe anche una maggior controllo nei confronti di chi si appresta all'utilizzo dell'opera: "con dolcezza ossessiva", "chiara nitida", "tenero tenero", "prima lento poi veloce" e a una breve battuta di Suzanna, fa precedere, pleonasticamente, l'indicazione: "incapace di dirlo nettamente" a cui fa seguire la battuta così scritta: "Cioè... la sera... certo... un poco...". Dove i puntini di sospensione da soli basterebbero a chiarire la specificità temporale in cui ogni parola è collocata e la conseguente "incapacità" a cui Duras richiama il re-citare dell'attore. Scrive anche, come se si trattasse di una sceneggiatura:"Pieno sole. Luce abbagliante. Leggero Mistral. Mare agitato".