La tomba di Antigone

MARIA ZAMBRANO

Drammaturgia interpretazione regia Maria Inversi

Musiche Dimitri Yanov-Yanovsky (Lacrymosa) Hildegard von Bingen (O Virtus Sapiente) Istvan Marta (Doom. A Sigh) Franghiz Ali-Zadeh (Mugam Sayagi) Anonimo (Canto tradizionale)
novembre 2007

Note di Regia

Nel testo di Sofocle Antigone si suicida; in quello della Zambrano la tomba si trasforma nella possibilità di rinascere a nuova vita. Quella che le negarono gli eventi, il padre, la madre, i fratelli, il re. Nel luogo del silenzio lontana dalle cose accadute e che accadono fuori dal perimetro in cui è rinchiusa, forte della sua solitudine, certa di subire un'ingiustizia umana, Antigone ascolta le ragioni del suo cuore in conflitto e cerca perdendola e ritrovandola, passo dopo passo quella luce interiore, che le consentirà di raggiungere la verità del suo essere lì, oltre le leggi della città, le ragioni di tutte le guerre, il potere arrogante. Può così far rinascere innocenza e coscienza, comprendere i sogni premonitori, ridare forza a pulsioni e desideri. La regia ha ridotto il testo di un'ora ricreando l'ossatura drammaturgica di cui il testo, scritto per altre finalità, era mancante. Così Antigone ci giunge col battito del suo cuore forte e fragile come quello dell'adolescente, dell'adulta o di chiunque un giorno comprenda che tutto il mondo che è dentro di sé chiede di essere riconosciuto e amato. Il pubblico a fine spettacolo si trattiene spontaneamente, a volte a lungo. Ma su questa Antigone Maria Inversi, che intende il teatro anche come incontro empatico coi differenziati pubblici, ha lavorato per anni cercando il disvelamento della parola zambraniana che indaga la conoscenza e la sua meta come concetti - immagini. Maria Zambrano nel suo decennale esilio romano (regime franchista) è entrata in contatto, tra gli altri, con Elena Croce, Elsa Morante, Cristina Campo. Fu sostenuta con la sorella Aracoeli da artiste e intellettuali residenti a Roma. Ha pubblicato su Botteghe Oscure.

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